martedì 20 gennaio 2015

La bugia dei dipendenti pubblici troppo numerosi e poco produttivi

Articolo di Guglielmo Forges Davanzati pubblicato su Micromega 

L’assenza, per malattia, di circa l’83% (per la stima del Comune) di vigili urbani a Roma la notte di Capodanno ha impresso una significativa accelerazione al ddl Madia sulla “riforma del pubblico impiego”. 
Per quanto è dato sapere, il punto principale del provvedimento riguarderà la maggiore discrezionalità assegnata alla Pubblica Amministrazione di licenziare propri dipendenti poco produttivi, e di affidare all’INPS i controlli medici per la certificazione dell’effettiva malattia dei dipendenti in caso di assenza. 
Al netto di singoli casi di comportamenti eticamente censurabili e comunque punibili, stando alla normativa vigente, occorre considerare i possibili effetti macroeconomici che tali misure verosimilmente produrranno. E occorre anche preliminarmente considerare che il c.d. decreto Brunetta già contiene tutte le misure necessarie per consentire il licenziamento di dipendenti pubblici, in un quadro normativo nel quale il regime di sanzionamento dell’assenteismo è diverso fra settore privato e settore pubblico. 
Nel settore privato, la disciplina sulle assenze per malattia prevede che, per i primi tre giorni di assenza continuativa, l’indennità di malattia è a carico del datore di lavoro, con una percentuale di copertura definita dal contratto nazionale. A partire dal quarto giorno, l’Inps versa un’indennità non inferiore al 50 per cento della retribuzione, mentre la parte rimanente viene integrata dal datore di lavoro.
Nel settore pubblico, per contro, è prevista la perdita di ogni componente accessoria del salario (circa il 20 per cento della retribuzione in media) per i primi dieci giorni di assenza continuativa per malattia. Si registra anche che le visite fiscali – effettuabili in un intervallo di sette ore al giorno – sono quasi il doppio di quelle effettuate nel settore privato (http://www.lavoce.info/archives/32235/quanto-ci-si-ammala-nel-pubblico-impiego/). 
Non è un mistero che il decreto in discussione si inserisce in una più generale strategia di ‘dimagrimento’ del settore pubblico (http://temi.repubblica.it/micromega-online/gli-effetti-perversi-della-privatizzazione-del-welfare/), che viene diffusamente giustificato con due ordini di ragioni: il settore pubblico italiano è sovradimensionato e assume lavoratori scarsamente produttivi
Si tratta di due argomenti che non reggono alla prova dei fatti. 
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