lunedì 16 gennaio 2012

Il Tesoro è ancora senza direttore

Che cosa si aspetta a nominarlo? 
Da quando Vittorio Grilli ha giurato come viceministro dell’Economia sono trascorsi ormai più di quaranta giorni. E il governo non ha ancora provveduto a nominare il suo successore alla direzione generale del Tesoro. 
C’è chi argomenterà che in questo modo è stato risparmiato almeno un mese e mezzo di stipendio, e non parliamo di un risparmio proprio insignificante, considerando il grado di responsabilità di quell’incarico e il fatto che con la nomina a viceministro Grilli ha accettato di rinunciare al 70% della sua retribuzione. 
 Ma è un’argomentazione senza senso. 
Il direttore generale del Tesoro è una delle figure di maggiore spicco dell’intera amministrazione: ancora di più oggi che infuria la tempesta sul nostro debito pubblico e che il premier Mario Monti fa il ministro ad interim. 
Né si può oggettivamente pensare che una macchina tanto complessa come il ministero dell’Economia possa venire governata in piena efficienza mentre quella sedia rimane vuota. Non fosse altro perché i dirigenti si ritrovano improvvisamente senza un capo. 
 Lo stesso Grilli deve avere conoscenza diretta delle difficoltà che può creare questa situazione, visto che si è trovato a lungo, in passato, a lavorare in un ministero senza direttore. 
Accadde fra l’estate del 2004 e la primavera inoltrata del 2005, quando ricopriva l’incarico di Ragioniere generale dello Stato. Ricordate? All’inizio di luglio di otto anni fa il ministro dell’epoca, Giulio Tremonti, fu dimissionato al termine di una drammatica riunione politica notturna, e dopo qualche giorno l’allora direttore generale, Domenico Siniscalco, prese il suo posto. Prima che questi venisse a sua volta sostituito dallo stesso Grilli passarono tuttavia dieci mesi. 
Più del tempo che sarebbe rimasto a Siniscalco come ministro dopo quella nomina: quattro mesi in tutto. 
Ci auguriamo che ora per risolvere il problema non si debba aspettare altrettanto. Se, come già si mormora, Grilli verrà prima o poi promosso ministro, e la sua nomina potrebbe agevolare la soluzione riportando il ministero alla normalità, allora si decida in fretta. 

Articolo di  Sergio Rizzo pubblicato il 10 gennaio 2012 su www.corriere.it 

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