venerdì 31 luglio 2009

Due domande al Governo

da Lavoce.info

L’analisi della legge di assestamento del bilancio dello Stato per il 2009 approvata dal Senato e ora al vaglio della Camera, pone due interrogativi di fondo, su cui sarebbe opportuno avere chiarimenti dall’esecutivo.
1. In che cosa consistono le maggiori spese proposte dalla legge?
Con l’assestamento del bilancio dello Stato per il 2009, il saldo netto da finanziare di competenza peggiora di quasi 37 miliardi di cui 26,2 di minori entrate e 10,7 di maggiori spese nette. Quasi la metà di questo incremento delle spese nette (circa 4,5 miliardi) è dovuta a misure proposte proprio con il ddl.
Vi sono poi altri 3,5 miliardi di incrementi di spesa discrezionali compensati da minori spese. Si tratta di una vera e propria manovra inserita dentro una legge di assestamento. Data l’entità inusuale dell’intervento sarebbe stato più opportuno (e trasparente) varare una manovra correttiva. E’ comunque possibile avere ora delucidazioni sulla natura di queste spese aggiuntive? Di cosa si tratta esattamente?
2 Che cosa è successo al Fondo Strategico per il Paese a sostegno dell’economia reale?
Come verranno finanziate le spese della ricostruzione dell’Abruzzo?
Il primo decreto anticrisi (185/2009) ha istituito, presso la Presidenza del Consiglio, il Fondo strategico per il Paese a sostegno dell'economia reale. Con Deliberazione n. 4 del 6 marzo 2009 il Cipe ha previsto una Riserva di programmazione strategica a favore della Presidenza del Consiglio dei Ministri di 9 miliardi, costituita con risorse del Fas (Fondo aree sottoutilizzate). Si tratta della provvista per alimentare il Fondo strategico.
Ma nel disegno di legge di assestamento di questo fondo strategico non c’è traccia alcuna.
Il problema è serio: il decreto legge 39/2009 prevede che gli interventi di ricostruzione e le altre misure relative al terremoto abruzzese siano finanziati, tramite apposita deliberazione del Cipe, per un importo non inferiore a 2 miliardi e non superiore a 4 miliardi di euro nell’ambito della dotazione del Fas, a valere sulle risorse complessivamente assegnate al Fondo strategico per il Paese a sostegno dell’economia reale.
Se il Fas non va al Fondo strategico (come invece dovrebbe in base alla deliberazione Cipe di marzo) non può neanche venire via dal Fondo strategico per finanziare la ricostruzione (deliberazione prevista dal dl 39/2009).
Ma il Fondo strategico per il Paese a sostegno dell’economia reale dov’è? Come verranno allora finanziate le spese per la ricostruzione delle aree terremotate?
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Ormai è sempre più prassi consolidata utilizzare qualsiasi provvedimento per raggiungere i propri scopi. Decreti leggi che diventano contenitore di tutto, articoli omnicomprensivi in barba alle best practice varate dall'allora ministro Frattini e adesso la legge di assestamento che sostituisce subdolamente una vera e propria manovra.
Non mi piace fare politica da questo blog ma ormai le pessime abitudini della nostra classe dirigente stanno avendo un impatto diretto sul nostro lavoro.

giovedì 30 luglio 2009

accordo FUA per il IV dipartimento

Ricevo e pubblico dalla RDB
Grazie alla determinazione e alla caparbietà dimostrata dalla delegazione trattante delle RdB/CUB MEF e dei propri rappresentanti in seno alla RSU, si è definito, alle ore 14 di oggi, l'accordo sull'individuazione dei criteri necessari per l'erogazione del fondo di sede, per l'anno 2008, spettante ai lavoratori in servizio presso il Dipartimento dell'Amministrazione Generale, del Personale e dei Servizi (SCP, SCAAGG, SCSII, Gabinetto del Ministro).

In un contesto di feroce compressione dei diritti e del salario dei lavoratori, riteniamo l'accordo sottoscritto dalle RdB/CUB MEF un'intesa soddisfacente per i lavoratori del IV Dipartimento perché rispondente ad una erogazione più equa e solidale possibile delle risorse: nello stesso tempo, però, lo riteniamo un accordo rispettoso sia nel metodo che nel merito delle regole di partecipazione democratica esistenti, a differenza delle nefandezze accadute al Dipartimento del Tesoro e alla Ragioneria Generale dello Stato.

L'accordo, infatti, salvaguarda sia la DIGNITA' dei lavoratori che il RISPETTO delle norme vigenti.
L'intesa NON CONTEMPLA né la produttività individuale, né il raggiungimento degli obiettivi degli uffici e i lavoratori del IV Dipartimento vedranno, quindi, il loro salario accessorio remunerato SENZA alcuna pagellina né, tantomeno, VINCOLATO alla capacità del dirigente di raggiungere gli obiettivi dell'unità organizzativa.

Inoltre, l'accordo è stato sottoscritto da entrambe le parti in pieno rispetto delle attuali norme che regolano le contrattazioni decentrate locali:
-PRESENZA ALLA RIUNIONE DELLA MAGGIORANZA DEI COMPONENTI DELLA RSU (12 su 19);
-SOTTOSCRIZIONE DELLA MAGGIORANZA DEI COMPONENTI DELLA RSU (12 su 19);
-SOTTOSCRIZIONE DA PARTE DEGLI EFFETTIVI PRESENTI (in riferimento sia alla delegazione di parte pubblica che a quella sindacale);
-CONTESTUALITA' DELLA SOTTOSCRIZIONE.

L'impianto dell'intesa, che vi trasmettiamo in allegato, prevede:
+LA SALVAGUARDIA DELL'ACCONTO FUA 2008 GIÀ EROGATO;
50% DELLA QUOTA CON LE STESSE MODALITA' DEL FUA ANNO 2007 CON L'AGGIUNTA +DI ULTERIORI FATTISPECIE DI ASSENZE DA CONSIDERARE PRESENZA EFFETTIVA;
50% DELLA QUOTA SULLA BASE DELLE PRESENZE, FACENDO SALVO UN'AMPIA +TIPOLOGIA DI FATTISPECIE DA SAVAGUARDARE, CON UNA SCALA PARAMETRALE IDENTICA A QUELLA DEL FUA 2007;
+SULLA SECONDA QUOTA, UNA FRANCHIGIA DI 15 GIORNI DI ASSENZA.

Un buon accordo, quindi, che permetterà ai lavoratori di recuperare salario, ma che non elimina la CLIENTELARE remunerazione per l'espletamento del servizio di assistenza fiscale (derivante dalla sottoscrizione di un accordo nazionale da parte dei "soliti noti sindacati compiacenti") e le pesanti responsabilità dell'amministrazione nel ritardo per la sua definizione.
Grazie alla determinazione e alla caparbietà dimostrata dalla delegazione trattante delle RdB/CUB MEF e dei propri rappresentanti in seno alla RSU, si è definito, alle ore 14 di oggi, l'accordo sull'individuazione dei criteri necessari per l'erogazione del fondo di sede, per l'anno 2008, spettante ai lavoratori in servizio presso il Dipartimento dell'Amministrazione Generale, del Personale e dei Servizi (SCP, SCAAGG, SCSII, Gabinetto del Ministro).

NB: chi desidera una copia dell'accordo lo può richiedere all'indirizzo di posta elettronica notiziedalmef@gmail.com

lunedì 27 luglio 2009

FUA 2008: Ragioneria Generale dello Stato

Ricevo dal sindacato RDB e pubblico:

Come avevamo preannunciato nella nostra informativa sindacale del 21 luglio 2009, oggi si è consumato l’indecente atto finale della contrattazione del fondo di sede 2008 del Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato.

Dopo 3 riunioni condotte in totale disprezzo delle regole normative e contrattuali, la delegazione di Parte Pubblica del DRGS, 6 componenti RSU su 16, l’UNSA e la UIL, hanno firmato un accordo di minoranza che introduce un nuovo sistema di valutazione della produttività individuale e collettiva, con relativi coefficienti, fattori di correzione e percentuali (il testo è pubblicato sul nostro sito web www.rdbtesoro.it).Questo accordo ricalca, nella sostanza e nel metodo, quello del Dipartimento del Tesoro, con la differenza che in questo ultimo Dipartimento, prima del golpe del 17 luglio 2009, il sistema di valutazione era in fase di sperimentazione senza effetti salariali mentre, nel Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato, il suddetto sistema è stato letteralmente improvvisato, gettato sul tavolo negoziale del fondo di sede 2008 con effetto retroattivo.

Non ripetiamo le nostre posizioni già ampiamente rappresentate, ci limitiamo semplicemente ad aggiungere alcune considerazioni per evidenziare ulteriormente lo stato di deriva delle relazioni sindacali, dell’attacco violento contro il salario e, persino, contro la possibilità di dissenso alle nefandezze sostanziali e formali della nostra Amministrazione.

Infatti, è del tutto evidente che l’Amministrazione del MEF sta usando, in termini vergognosamente ricattatori, il salario accessorio dei lavoratori da un lato per dimostrare il totale asservimento alla parte politica anticipando persino le norme (vedi il prossimo Decreto Brunetta) e, dall’altro, per precostituire situazioni di vantaggio di un Dipartimento sull’altro con relative guerre tra la dirigenza in vista dell’attuazione del nuovo assetto organizzativo del nostro Ministero con le consequenziali spartizioni di poltrone e incarichi.

Insomma, si sta facendo scempio dei bisogni reali dei lavoratori alle prese con le difficoltà economiche aggravate dalla crisi e si sta cercando di imbavagliare qualsiasi forma d'opposizione, confidando sul fatto che, alla fine, ci si adeguerà sulla necessità di intascare "pochi soldi, maledetti e subito".

Coordinamento Nazionale Ministero dell'Economia e delle Finanze, Via XX Settembre n.97 - 00187 - ROMA - piano terra, scala A, stanza n. 716
tel. 0647616129/6130 - fax 06233208972/0647614356/4369

venerdì 24 luglio 2009

Dal 1° luglio controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti

di Paola Briguori, magistrato della Corte dei conti, in Guida al Pubblico impiego n. 6/7 del 2009, da Ilsole24ore.com

Una stretta decisiva alla lotta contro gli incarichi esterni illegittimi è stata sferrata dal co. 30 dell'art. 17 del recente Dl "anticrisi" 1° luglio 2009 n. 78.
Si tratta di una disposizione che, sebbene sia parte di un eterogeneo complesso di norme - l'art. 17 è rubricato genericamente "Enti pubblici: economie, controlli, Corte dei conti" ed è inserito nella Parte II, "Bilancio pubblico" - appare sin da subito di notevole impatto.
Introduce infatti una novella all'art. 3, co. 1, della legge n. 20/1994, nella quale sono inseriti due gruppi di atti che dal 1° luglio 2009 devono essere sottoposti al controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti: atti e contratti di cui all'art. 7, co. 6, del Dlgs n. 165/2001 (f-bis); atti e contratti concernenti studi e consulenze di cui all'art. 1, co. 9, della legge n. 266/2005 (f-ter).Con una brusca inversione di tendenza, il legislatore apre al controllo preventivo di legittimità ed imbriglia nelle sue maglie rigide il procedimento di conferimento degli incarichi esterni, che negli ultimi anni sono divenuti una delle voci di danno all'erario più frequente.
L'accertata impossibilità di lasciare l'operato degli amministratori pubblici in tale delicato settore al solo vaglio successivo delle Procure della Corte dei conti, che intervengono unicamente quando il danno si è già realizzato, ha portato a concepire l'attribuzione dell'incarico a terzi come interamente soggetta alla condizione sospensiva di efficacia del controllo del Supremo organo contabile. Il risultato sperato è che d'ora in poi non saranno più frequenti le consulenze esterne illegittime.
Come è noto, in via generale – in realtà, il procedimento può risultare più o meno complesso - i provvedimenti sottoposti al controllo preventivo divengono efficaci se la Corte non ne dichiara la non conformità a legge nel termine di 30 giorni dal ricevimento. Sarà il giudice contabile ad "autorizzare" l'incarico esterno e non vi sarà più spazio alla libertà degli amministratori, che prima del Dl n. 78/2009 erano tenuti ad accertare e dimostrare che l'incarico conferito fosse conforme ai parametri previsti dal legislatore, con l'ovvia possibilità di muoversi entro zone grigie che permettevano esborsi per incarichi inutili ed illegittimi.

La Redazione consiglia il mensile de Il Sole 24 Ore in materia di lavoro pubblico: Guida al Pubblico impiego

giovedì 23 luglio 2009

La trasparenza a rischio nella P.A.

Dal blog cambiamentoorg.blogspot.com dell'amico Antonino Leone riporto l'editoriale del senatore Pietro Ichino pubblicato sul Corriere della Sera del 21 luglio 2009.
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Con l’introduzione del principio di “accessibilità totale” dei dati e informazioni circa il funzionamento delle amministrazioni, sul settore pubblico si è recentemente accesa una luce forte; tanto forte che alcuni la ritengono addirittura eccessiva.

Ora c’è chi quella luce vorrebbe tornare a spegnerla. Penso che ai lettori del Corriere interessi conoscere questa vicenda in tempo utile per potere, una volta tanto, dire la loro, prima e non dopo che la decisione di tornare indietro venga presa.

Posso raccontare la vicenda dall’interno per averla vissuta di persona. Nel testo del disegno di legge che uscì, nel dicembre scorso, dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato era, sì, previsto l’obbligo delle amministrazioni pubbliche di garantire la trasparenza della propria organizzazione e del proprio funzionamento; ma non si era riusciti a inserirvi una enunciazione piena ed esplicita del principio della “trasparenza totale”. Questa enunciazione vi è stata inserita solo in una seconda fase dell’iter parlamentare, con un emendamento ispirato al principio della full disclosure già da tempo in vigore in Svezia, Regno Unito e Stati Uniti d’America.

Era toccato a me presentarlo al Senato nel corso della sessione plenaria, esplicitando la sua diretta derivazione dalle due leggi che con lo stesso nome ‑ Freedom of Information Act ‑ regolano la materia in questi ultimi due Paesi. Nonostante che l’emendamento provenisse dall’opposizione, e che in un primo tempo la Commissione lo avesse ritenuto “eccessivo”, in Aula il relatore di maggioranza sul disegno di legge, Carlo Vizzini, espresse parere favorevole e altrettanto fece in quell’occasione il ministro Renato Brunetta a nome del Governo: ciò di cui va reso merito a entrambi.
Ne sono usciti i commi settimo, ottavo e nono dell’articolo 4 della legge n. 15/2009, in vigore dal marzo scorso, dove si stabilisce innanzitutto che “la trasparenza è intesa come accessibilità totale, anche attraverso lo strumento della pubblicazione sui siti internet”, di tutti i dati e le informazioni sull’organizzazione e l’andamento delle amministrazioni.
Si stabilisce inoltre che “Le notizie concernenti lo svolgimento delle prestazioni di chiunque sia addetto a una funzione pubblica e la relativa valutazione non sono oggetto di protezione della riservatezza personale” (comma nono).
Per avere un’idea di che cosa questo può concretamente significare, si consideri che è stata proprio una disposizione di full disclosure come questa a consentire a una giornalista britannica di mettere le mani su documenti fino ad allora inaccessibili e di scatenare lo scandalo dei rimborsi-spese di parlamentari e funzionari, da cui il Governo di Gordon Brown ha rischiato di farsi travolgere nelle settimane scorse.
Si può ben capire, dunque, che questa norma oggi susciti molte preoccupazioni in casa nostra; e che contro la nuova norma, come vi era da attendersi, si torni ad alzare la bandiera della tutela della privacy dei dipendenti pubblici.


Lo scopo della nuova norma è proprio di voltar pagina rispetto a un quindicennio durante il quale la protezione della privacy dei pubblici dipendenti è stata sistematicamente, quanto indebitamente, utilizzata per sottrarre al controllo dell’opinione pubblica informazioni di grande importanza circa l’andamento delle amministrazioni.
L’idea è che non c’è nulla di più pubblico dello svolgimento di una funzione pubblica: tutto di essa deve dunque essere interamente conoscibile da chiunque vi abbia interesse.
La linea di confine tra vita privata e svolgimento della prestazione resta pur sempre netta: per esempio, nessuno potrà pretendere di conoscere la natura della malattia che ha colpito l’impiegato o il funzionario; ma il fatto che la sua prestazione sia rimasta sospesa per malattia, per quante volte e per quanto tempo, certamente sì.
E anche la sua retribuzione, le sue mansioni, le sue promozioni e le valutazioni del suo operato.
Ora, c’è chi torna a ritenere, invece, che tutto questo sia eccessivo: a meno di quattro mesi dall’entrata in vigore della nuova norma, il senatore Filippo Saltamartini, relatore di maggioranza su di un altro disegno di legge ‑ il n. 1167, attualmente all’esame del Senato ‑ ha presentato un emendamento che ne dispone la soppressione.

L’approvazione di questo emendamento, resa probabile dalla qualifica del suo presentatore, avrebbe il significato inequivoco di una convalida, anzi rafforzamento del vecchio regime, nel quale il baluardo della privacy contribuiva egregiamente a garantire gli arcana imperii, l’inconoscibilità dell’organizzazione e del funzionamento delle amministrazioni pubbliche.
Bisogna sperare che ciò non avvenga. Ma se questo ha da essere l’esito, che lo sia, almeno questo, alla luce del sole, sotto gli occhi attenti dell’opinione pubblica.

Sull materia vi consiglio di leggere uno scambio di battute con un mio lettore per l'articolo pubblicato il 22 maggio scorso .

mercoledì 22 luglio 2009

La gestione unificata

Sono appena tornato dalle mie ferie e mi trovo sul tavolo una bella patata bollente.
Il regolamento di riorganizzazione del nostro Ministero è stato da poco pubblicato e dal primo settembre prossimo diventerà operativo.
Ovviamente tutti pronti a questo evento visto che sono trascorsi un apio di anni da quando Padoa Schioppa ha deciso di sopprimere gli SDAG e trasferirne le competenze al IV dipartimento.
E invece no!
Si sta assistendo ad una lotta intestina tra i dipartimenti per mantenere le proprie competenze soppesando e valutando ogni singolo sostantivo o aggettivo del decreto.
MI è stato riportato questo dialogo tra un direttore e un impiegato.

D.Cosa vorrà dire gestione unificata?
I. Ma, dottore il decreto legislativo n.279 del 1997 è chiaro:
"I titolari dei centri di responsabilità amministrativa ai quali le spese comuni sono riferite
provvedono a quanto necessario affinché l'ufficio di gestione unificata, possa procedere, anche in
via continuativa, all'esecuzione delle spese e all'imputazione delle stesse all'unità previsionale di
rispettiva pertinenza";
D. (spazientito) Si, certo, ma dalla soppressione degli SDAG deriva che tutta la competenza passa al IV;
I. (dubbioso) Si, per quanto riguarda le competenze (procedura di affidamento, contratto, esecuzione e imputazione) ma la responsabilità rimane del Dipartimento (RGS/Tesoro), infatti il d.lgs. 165/2001, mi sembra di ricordare, prevede che il titolare del centro di responsabilità abbia competenza nella gestione delle risorse umane, strumentali e finanziarie ;
D. (irato) ma se non ci sono più gli SDAG!
I. si, si, è giusto ma la normativa è chiara, non possiamo aggirare il 165 così!
D. (rassegnato) vabbè, allora chi lo firma il provvedimento di richiesta al IV?
I. Beh, vediamo.....nella RGS....non so.....
D. lo vedi allora decide tutto il IV!
I. ma scusi dottore, ma non potevate deciderlo prima?

Incredibile! Ma vi assicuro che sia questa che le prossime settimane ci saranno numerose riunioni su questa materia. Ma siamo un paese civile?

venerdì 10 luglio 2009

Buone vacanze


Arrivederci al 22 luglio prossimo