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mercoledì 8 novembre 2017

Vi spiego cosa succede davvero nella P.A.

Tra le cause principali della crisi italiana vi è certamente il progressivo decadimento dell’insieme degli apparati pubblici, che in diverse situazioni sono ormai prossimi al collasso. Nonostante l’onestà e l’impegno della grande maggioranza degli addetti, risultano assai diffuse inefficienza e corruzione, con una tendenza generale al peggioramento.

Basta vedere i titoli dei giornali: da Mafia Capitale alle Grandi Opere finite in tribunale, dalla mancata repressione dell’evasione fiscale all’aumentato carico di oneri burocratici per cittadini ed imprese, va registrato il fallimento dei tentativi di riforma pure tentati in questi ultimi anni: la legge anticorruzione, il codice degli appalti, le leggi di semplificazione.

Soprattutto, più in generale, è fallita l’ennesima riforma della Pubblica amministrazione tentata dal governo Renzi e dal ministro Marianna Madia, ovvero la legge delega 124 del 2015, in particolare sul punto del rapporto politica-amministrazione e degli incarichi dei dirigenti. Sta di fatto che questa è la sesta “ riforma“ della Pubblica amministrazione in venticinque anni. Definendole con i nomi dei proponenti, abbiamo avuto negli anni ’90 la Amato-Cassese e le due di Bassanini, dopo il 2000 la Frattini e la Brunetta, ed ora la Madia.

Col buon andamento dell’amministrazione che diventa un problema sempre più grande, mentre negli apparati pubblici si diffonde la sfiducia, fino al rigetto istintivo della stessa parola “riforma”. Sei riforme anche diverse, per l’ ampiezza, la profondità e la coerenza delle modifiche apportate, ma tutte in vario modo collocate sulla linea della privatizzazione. Al di là della stessa ideologia neoliberista s’è affermata, anche in Italia, la cultura del “meno Stato più mercato”, ovvero l’idea di fondo che il privato funziona comunque meglio del pubblico. Da questa cultura è nato un indirizzo generale che ha impattato sul sistema amministrativo per ragioni diverse, in modi diversi ed a più livelli.

Continua a leggere l'articolo completo di Nino Zucaro pubblicato su Formiche.net

mercoledì 8 gennaio 2014

La strategia dell'ignoranza

Articolo di Carlo Mochi Sismondi pubblicato su Forum PA.

Qualche tempo fa mi hanno invitato, cosa che mi succede di rado, in uno di quei consèssi così esclusivi che già solo varcarne la soglia è segno di grande prestigio. 
Si parlava, in un numero abbastanza ristretto ed estremamente qualificato di personalità, della mission impossible di migliorare radicalmente le performance dell'amministrazione pubblica perché non costituisca il vero spread di efficienza del Paese. 
Per ragioni di riservatezza non vi citerò chi c'era, ma vi assicuro che era il gotha della politica e del sapere amministrativo italiano. 
 Dopo dieci interventi, di grande profondità e valore, che parlavano tutti della necessità di radicali riorganizzazioni sia istituzionali sia di processi e di come razionalizzare le risorse con una non più procrastinabile revisione della spesa, nessuno ancora aveva nominato la digitalizzazione né come obiettivo, né come mezzo. Mentre ascoltavo in silenzio mi chiedevo a cosa fosse dovuta questa omissione così evidente, questa sottovalutazione di una delle principali innovazioni, forse l'unica che può effettivamente cambiar faccia alla PA. Alla fine mi sono dovuto arrendere all'evidenza: dipendeva dall'ignoranza. 

mercoledì 28 novembre 2012

Misurare sistematicamente efficienza e qualità dei servizi

Un altro insuccesso delle riforme degli ultimi quindici anni è stato il non essere riusciti a diffondere, nelle PA, la cultura della valutazione. Invece, valutare è essenziale se si vuole davvero spingere le P.A. verso livelli di efficienza e di qualità più elevati. 
 Sennonché, come valutare senza misurare? 
Anche in questo campo, occorre fare tesoro dell'esperienza e degli insuccessi degli ultimi quindici anni, per non trovarsi, fra altri anni, a constatare un nuovo fallimento. 

In primo luogo, allora, occorre promuovere la sistematica misurazione — che oggi manca — dei servizi erogati dalle P.A. alla collettività. Per ciascuna tipologia di servizio dovrebbero essere adottati standard e parametri a livello nazionale, così da consentire confronti non solo verticali (diacronici), ma anche orizzontali (territoriali). Un tale sistema sarebbe, tra l'altro, il presupposto per l'attuazione dell'art. 117, lett. a), della Costituzione che prevede la «determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale ». 

In secondo luogo, va sgombrato il campo da un malinteso che offre, seppur involontariamente, pretesti agli avversari (interessati) del cambiamento nelle P.A.. Il malinteso è questo: per misurare e valutare i servizi delle P.A. e l'azione dei dirigenti e del personale pubblico non basta utilizzare acriticamente gli strumenti del settore privato. Anche nelle P.A. è possibile misurare e valutare, ma per farlo è necessario introdurre, nelle tecniche di misurazione e valutazione, gli adattamenti richiesti dalle specificità del settore e, in taluni casi, elaborare indicatori e parametri ad hoc. 


giovedì 10 maggio 2012

Una controriforma per il pubblico impiego

È una vera e propria controriforma del lavoro pubblico l'intesa tra ministero della Funzione pubblica e organizzazioni sindacali. Il nuovo accordo da una parte mira a cancellare definitivamente il sistema di valutazione per fasce. Dall'altra, vuole introdurre deroghe per evitare che si applichino anche ai lavoratori pubblici le modifiche all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori previste dalla riforma Fornero. Si rischia così di creare un dualismo insanabile tra lavoro pubblico e privato, rafforzando le tutele del primo, mentre si cerca di flessibilizzare il secondo.

Leggi l'articolo completo di Luigi Oliveri su lavoce.info

venerdì 10 febbraio 2012

Relazione della commissione anticorruzione


Dichiarazione del Ministro Patroni Griffi:
"La lotta alla corruzione è una priorità per il Governo. Accolgo con soddisfazione il lavoro della Commissione che ho istituito con il compito di formulare proposte per prevenire il fenomeno. Posso affermare sin d'ora che dai suggerimenti che mi sono stati avanzati trarrò lo spunto per elaborare emendamenti da presentare al disegno di legge anticorruzione, attualmente in discussione alla Camera".
lunedì 30 gennaio 2012
Per saperne di più

lunedì 24 gennaio 2011

La non risposta della CiVIT ai motivi delle dimissioni di Micheli

Dalla newsletter del sen. Pietro Ichino

I quattro componenti rimasti nell'Autorità per la Trasparenza e la Valutazione delle p.a., in una lettera a Repubblica di martedì scorso, rispondono in modo burocratico alle critiche puntuali mosse da Pietro Micheli all'Autorità stessa e in generale all'intera attuazione della riforma Brunetta. Vedi anche l'interrogazione che martedì presenterò al ministro Brunetta sullo stesso argomento.

Per approfondire leggete anche il post di Antonino Leone sul suo blog

mercoledì 19 novembre 2008

La burocrazia di Cruzier

Nella Pubblica amministrazione risultano costanti le caratteristiche dell’impersonalità delle norme, la centralizzazione delle decisioni di vertice, l’isolamento di ogni categoria gerarchica (livellati, dirigenti, dirigenti generali), e lo sviluppo di poteri paralleli nei margini di incertezza.
L’insieme di queste caratteristiche produce in tutti noi dipendenti senso di frustrazione, di distacco, di non partecipazione, di ridotta efficienza e di rigidità.
Questo diffuso malessere si trasforma in pressioni alla dirigenza affinché prenda misure idonee ad introdurre dei cambiamenti, ma la dirigenza pubblica non ha né gli strumenti, né la cultura, né il reale potere di cambiare e quindi rinvia il problema ai livelli gerarchici superiori.
Questi livelli (Direzione generale, ministro, governo, parlamento), investiti di un problema che conoscono in via indiretta, reagiscono con i soliti mezzi che hanno a disposizione : emanare nuove norme giuridiche.
Ma queste misure vanno nel senso esattamente opposto al cambiamento necessario (deleghe di responsabilità, iniziativa discrezionale e strumenti di azione diffusi su tutta la linea gerarchica), ne è dimostrazione lampante l’ultimo disegno di legge in discussione al Parlamento italiano in questi giorni.
Pertanto il nostro sistema burocratico, come ha teorizzato Michel Crozier, è una sorta di circolo vizioso, in cui è impossibile il cambiamento graduale in quanto risulta essere un sistema troppo rigido per adattarsi senza crisi alle trasformazioni che l’evoluzione sempre più rapida delle società industriali rende sempre più spesso necessarie.
Solo quando interviene una disfunzione talmente grave da minacciare la vita stessa dell’organizzazione, e alla quale le procedure tradizionali non possono far fronte, il sistema allora entra in crisi.
A causa di questa crisi, secondo Cruzier, il vertice sprigiona tutto il suo potere, operando un mutamento universale dall’alto verso il basso; le decisioni prese interessano ogni livello e ogni settore, anche quelli non colpiti dalla disfunzione. La crisi è il solo mezzo per gli adattamenti necessari e per lo sviluppo del sistema.

Credo che questo sia il momento di una salutare crisi


PS: lo studio mi ha dato alla testa vero?

sabato 18 ottobre 2008

teoria classica della struttura organizzativa

I principi su cui si fondano la ripartizione e il coordinamento dei compiti in una pubblica amministrazione e che, in finale, definiscono la struttura organizzativa classica sono due:
- il principio di specializzazione
- il principio di coordinamento
Secondo il primo principio le attività più complesse vengono suddivise in attività elementari in modo di incrementare la facilità di esecuzione e la produttività del lavoro.
Alla base del coordinamento, invece, esistono altri quattro principi:
- ampiezza del controllo: la qualità dell'intervento direttivo è inversamente proporzionale al numero di controlli necessari per il conseguimento dei fini;
- unità di comando: nessun membro di un organizzazione deve, per ogni singola funzione, render conto a più di un superiore;
- eccezione: non bisogna riportare in alto problemi che possono essere risolti al proprio livello. Non è importante avere collaboratori che riferiscono su ogni piccola sciocchezza, in quanto il capo che pretende di venire comunque a conoscenza di tutto, avendo tempo e capacità limitati, si ritroverà ben presto saturato e, quindi impossibilitato a svolgere quelle funzioni che gli sono proprie;
- scalare: ogni subordinato deve conoscere chi è chiamato a delegargli parte della propria autorità ed a chi devono essere riportate tutte le questioni che vanno oltre i limiti del'autorità assegnatigli.