venerdì 30 ottobre 2009

giovedì 29 ottobre 2009

Influenza A: quando le norme entrano in un cul-de-sac


La gestione delle risorse umane si deve caratterizzare non solo per l'applicazione pedissequa delle norme e delle direttive in materia di lavoro, attività di mera amministrazione, ma per il miglior utilizzo delle risorse umane attraverso un insieme di azioni di gestione volte a "curare" il capitale in ogni momento del rapporto di lavoro.
L'insieme di misure restrittive e di rigore adottate nel settore pubblico non deve far perdere di vista le leve gestionali e le azioni dirette a migliorare il capitale umano, come la formazione, la comunicazione interna, la prevenzione sanitaria oltre che la tutela della sicurezza sui luoghi di lavoro. Tale premessa appare opportuna rispetto a quanto dovranno fare i datori di lavoro pubblici e privati di fronte al manifestarsi e diffondersi dell'influenza pandemica AH1N1v.
Se fino ad oggi il tema della malattia nel settore pubblico è stato trattato in termini repressivi e quindi in connessione alla lotta contro l'assenteismo, anche a seguito dell'entrata in vigore dell'art. 71 del decreto legge n. 112/2008, il virus influenzale AH1N1v porta oggi i datori di lavoro a ragionare in termini di prevenzione e di cura proprio al fine di non pregiudicare lo stesso svolgimento delle funzioni pubbliche.
È noto infatti che il rischio di trasmissione dell'influenza pandemica (ma anche stagionale) nei luoghi di lavoro è favorito dalla condivisione di luoghi chiusi e ambienti confinati. Per questo è importante l'adozione di misure specifiche come il vaccino e l'adozione di misure generali, finalizzate ad evitare il contagio.
Fermo restando che la somministrazione del vaccino da novembre interesserà innanzi tutto i settori responsabili dei servizi pubblici essenziali ed, in generale, i soggetti addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo, come le forze di polizia, i vigili del fuoco, il personale sanitario ecc., sarà importante in generale adottare misure di prevenzione idonee a contenere l'impatto di tale pandemia sui lavoratori e quindi sull'organizzazione del lavoro.
Costituiscono da questo punto di vista un ostacolo le misure presenti nel Dl n. 112/2008 che prevedono fin dal primo giorno di malattia la corresponsione del solo trattamento economico fondamentale, "con esclusione di ogni indennità aventi carattere fisso continuativo, nonché di ogni altro trattamento accessorio".
La decurtazione della retribuzione, infatti, potrebbe portare più di un lavoratore a non completare il periodo di degenza e a non attendere almeno le 24 ore dalla cessazione dei sintomi, in assenza di terapia sintomatica o antipiretica, come prescritto dalle linee guida del ministero del Lavoro, della salute delle politiche sociali.
Naturalmente l'attuale disciplina, così come il novello art. 55-septies, previsto dallo schema di decreto legislativo "Brunetta", non hanno stabilito deroghe nei confronti di tale tipologia di influenza e pertanto, al fine di prevenire comportamenti scorretti dei lavorati, diventerà necessario un piano di informazione e sensibilizzazione a livello di singolo ente.
Alcune misure già individuate e che potrebbero essere avviate dai singoli datori di lavoro sono:
•il monitoraggio sullo stato di salute dei lavoratori e dei loro familiari, al fine di ridurre le aree e i tempi di contagio;
•un piano di informazione per i lavoratori che tenga conto dei rischi e dei contatti con il pubblico;
•prevedere che sul posto pubblico sia sempre assicurata la disponibilità a sufficienza di detergenti liquidi a base di alcol;•rendere disponibili fazzolettini di carta e salviette monouso;
•verificare l'adeguatezza dei servizi di pulizia dei locali, affinché siano effettuati nei luoghi di lavoro con regolarità e tutte le volte che determinate superfici, toccate da più persone appaiono visibilmente sporche;
•rendere disponibile sui luoghi di lavoro, sulla base dei rischi connessi al particolare affollamento o esposizione, un adeguato numero di mascherine respiratorie
•prevedere l'aggiornamento del documento di valutazione dei rischi di cui al Dlgs n. 81/2008.
Molti altri interventi possono essere possibili e alcuni di essi auspicabili, tra cui quelli rivolti ad eliminare il disincentivo a rimanere a casa durante i periodi di malattia connessi a tale influenza. In generale sarebbe utile un attento piano di comunicazione interna, che stimoli la prevenzione e quindi comportamenti virtuosi, quale quello di ridurre i rischi di esposizione all'infezione limitando anche nella vita privata la frequentazione di luoghi affollati nonché i contatti fisici, comunque da tenere nel rispetto delle elementari norme igieniche.
Un piano di analisi del rischio, a cui faccia seguito un piano di informazione e comunicazione, può essere lo strumento attraverso il quale le amministrazioni possono far fronte a tale fenomeno pandemico, che si spera sia contenuto.
La normativa sulle assenze per malattia potrebbe essere messa a dura prova dalla diffusione dell'influenza, spingendo, come abbiamo rilevato, i lavoratori non perfettamente guariti a fare ritorno anticipatamente sui luoghi di lavoro.
Fermo restando le modifiche apportate recentemente a detta normativa con il Dl n. 78/2009, in materia di spesa e fasce orarie di reperibilità, c'è spazio ancora per un miglioramento normativo, ma soprattutto per una attenta azione gestionale.
Uscendo per una volta dai vincoli e dalle logiche delle disposizioni di rigore che caratterizzano oggi la disciplina della malattia, le amministrazioni pubbliche possono porre in essere misure gestionali leggere ma efficaci, rivolte a contenere la diffusione del virus in via diretta e indiretta, così come le complicazioni alle vie respiratorie. Misure di carattere generale, che rendono ancora più efficace il ricorso al vaccino.

mercoledì 28 ottobre 2009

False attestazioni o certificazioni

Ricevo dalla RDB e pubblico


Art. 589 CODICE PENALE
Omicidio colposo


Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.

Art. 55 quinquies - Decreto BRUNETTA Decreto legislativo di attuazione della legge n°15/2009 in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni.


False attestazioni o certificazioni


1. Fermo quanto previsto dal codice penale, il lavoratore dipendente di una pubblica amministrazione che attesta falsamente la propria presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustifica l’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o falsamente attestante uno stato di malattia è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 400 ad euro 1.600.
La medesima pena si applica al medico e a chiunque altro concorre nella commissione del delitto.



Ne consegue, quindi, che l'omicidio colposo, cioè chi cagiona per colpa la morte di una persona, è considerato un reato meno grave di chi attesta falsamente la propria presenza in ufficio.

venerdì 23 ottobre 2009

FRANTUMI DA RICOMPORRE




Riforme legislative e innovazioni di management per migliorare la produttività delle organizzazioni pubbliche, Libri Este, 2009
È il titolo del libro curato da Antonino Leone e Mita Marra con la prefazione di Francesca Simeoni e gli interventi di Federico Testa, Silvano Del Lungo, Rita Carisano, Pietro Ichino, Giovanni Martignoni e Donata Gottardi.
Il sistema Italia è “fuori mercato” a causa di un elefantiaco apparato pubblico incapace di offrire servizi efficienti e qualitativamente adeguati alle imprese e ai cittadini. Per uscire dalla crisi economica e finanziaria globale occorre, invece, una pubblica amministrazione che, in presenza di un assetto costituzionale federale, disegni e gestisca politiche a favore della crescita e dello sviluppo in complessi sistemi di governance, soggetti ad elevata incertezza. Le riforme legislative varate negli ultimi due anni puntano sulla trasparenza, sulla responsabilità, sulla valutazione e sulla incentivazione come leve del cambiamento organizzativo. Questo volume entra nel merito di tali iniziative legislative per comprendere come e in che misura queste riforme possono migliorare il rendimento istituzionale, le soluzioni organizzative e le pratiche manageriali. Le leggi non sono, infatti, la cura per le tante lacune della pubblica amministrazione italiana. L’eterogeneità dei problemi e delle carenze investe i vari comparti del settore pubblico, i diversi livelli di governo centrale, regionale e locale ed inevitabilmente il Nord e il Sud del Paese.
L’analisi del funzionamento dell’INPS di Verona riafferma l’importanza di investire sulla capacità manageriale dei dirigenti, sui saperi e sulle competenze organizzative, sulla valorizzazione del lavoro e sul riconoscimento del merito, attraverso l’apprendimento e la riflessione condotta a partire dall’esperienza.
I temi selezionati dal blog sul cambiamento nelle organizzazioni propongono opinioni, esperienze e reazioni di tanti dipendenti, politici e studiosi al dibattito sulla riforma della PA. Le questioni sollevate nel blog svelano percezioni e umori che gli attori avvertono in rapporto alle recenti iniziative del governo. Gli operatori, i dirigenti, gli amministratori godono di una considerevole autonomia nel loro agire che può tradursi in notevoli differenze di attuazione. Diventa, quindi, di fondamentale importanza conoscere i principi e le motivazioni che guidano il loro agire.

Francesca Simeoni è ricercatrice di Economia e gestione delle imprese presso l’Università degli Studi di Verona e docente di Economia e gestione delle imprese di servizi pubblici
Federico Testa è parlamentare e docente di Economia e gestione delle imprese presso l’Università degli Studi di Verona
Silvano Del Lungo è psicologo del lavoro, pioniere della consulenza di direzione in Italia, fondatore e presidente della società di consulenza direzionale StudioStaff
Rita Carisano è direttore generale di Confindustria di Verona
Pietro Ichino è senatore e docente di Diritto del lavoro presso l’Università degli Studi di Milano
Giovanni Martignoni è Direttore dell’Inps di Verona
Donata Gottardi è docente di Diritto del Lavoro presso l’Università degli Studi di Verona ed è stata parlamentare europeo fino a maggio 2009

Gli autori:
Antonino Leone, è impegnato nella gestione del suo blog “Cambiamento nelle organizzazioni”, http://cambiamentoorg.blogspot.com/, dedicato principalmente alla gestione dei servizi pubblici ed al disagio sociale dei ceti più deboli. Ha fondato il gruppo SOS PA su Facebook, che conta circa 1500 membri, e segue il processo di riforma della Pubblica Amministrazione. Ha scritto alcuni articoli sulle PA con riferimento all’Inps ed ha operato nella Pubblica Amministrazione dirigendo un’Agenzia dell’Inps. Negli anni ’80 è stato assessore comunale ed è attualmente componente della Consulta della Pubblica Amministrazione del Partito Democratico.
Mita Marra, è ricercatrice del Consiglio Nazionale delle Ricerche presso l’Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo di Napoli dal 2000 e insegna Analisi delle politiche pubbliche all’Università di Salerno e Politica economica all’Università di Napoli dal 2003. E’ stata visiting assistant professor presso l’Università di Maastricht (2005-2006) e la George Washington University (2004). Da anni si occupa di politiche di riforma del settore pubblico in Italia, negli Stati Uniti ed in alcuni paesi in via di sviluppo collaborando con il Dipartimento di valutazione della Banca mondiale. Alcuni dei suoi lavori sono apparsi su riviste e volumi nazionali ed internazionali.

PER ACQUISTARE il libro rivolgiti a STEFANIA MANDALA, inviando una mail all'indirizzo stefania.mandala@este.it, telefonando al numero 02.91434400 o inviando un fax al numero 02.91434424.

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giovedì 22 ottobre 2009

Articolo del riformista

Premetto che l'articolo in questione è stato pubblicato ieri da il Riformista e che oggi molti organi di stampa lo hanno ripreso, non porto calzini colorati ma qualche volta non ho gusto nel vestirmi ma non per questo sono stravagante e inattendibile.
Inoltre, sono sicuro che il nostro sottosegratario sia persona stimata e onesta come tutti i parlamentari incensurati e che l'accuse dei pentiti sono tutte da verificare ma ho deciso di pubblicare lo stesso alcune notizie per informare il piccolissimo seguito di colleghi.
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Alla fine quelli che Nicola Cosentino ha bollato come «frocetti che, stando a Roma, credono di poter decidere il destino politico della Campania» hanno perso. Perché il potente sottosegretario all'Economia nato a Casal di Principe, e sotto indagine per i suoi rapporti con i clan, la sua candidatura l'ha strappata a forza.
Quasi per assenza di rivali. Neanche avessero paura di parlare quelli che - e non sono pochi - non stanno con lui.È lo stesso metodo con cui impose la sua, di candidatura, Luigi Cesaro, attualmente presidente della Provincia di Napoli e alleato di ferro di Cosentino: dandola cioè per chiusa, prima dei tavoli ufficiali.
Per altrui pavidità. Sì, pavidità. Come è emerso alla riunione dei parlamentari campani del Pdl, svoltasi sabato a palazzo Grazioli alla presenza dei triumviri.
Una quindicina, vicini a Cosentino, lo hanno indicato come l'uomo giusto. Gli altri hanno taciuto. Compresi i possibili antagonisti, che dei gladiatori proprio non sono: l'ex ministro Stefano Caldoro e Mara Carfagna. E quando qualcuno ha fatto il nome del leader degli industriali napoletano Gianni Lettieri i supporter di Cosentino hanno salutato la nomination con un elegante «booh», con tanto di coretto.
Poi i suoi colonnelli si sono affrettati a dichiarare alle agenzie l'accordo cosa fatta, dopo che Berlusconi ha toccato con mano l'assenza di alternative. Tanto che Ignazio La Russa ha provato a frenare, in attesa del vertice con Fini: «Non è detto ancora nulla. Decideremo regione per regione».
Niente da fare: Cosentino, di fatto, ha iniziato la sua campagna elettorale. Dalla sua ha avuto come grandi sponsor il triumviro Denis Verdini e il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto, che ha un filo diretto, in Campania, con Cesaro. Gli altri ci hanno provato a dire che c'è un limite a tutto. E che, certe volte, conta pure la faccia.
Sandro Bondi, ad esempio, fino all'ultimo ha sostenuto la candidatura di Caldoro. Claudio Scajola uno che secondo Berlusconi di campagne elettorali se ne intende, ha definito Cosentino semplicemente «invotabile». E prima della riunione dei parlamentari Gaetano Quagliariello è andato a parlare a quattr'occhi con il Cavaliere chiedendo un supplemento di riflessione. Tutto vano.
Berlusconi infatti ufficializzerà Cosentino nel corso della sua prossima visita a Napoli. Dunque l'impresentabile ha vinto. Proprio così: impresentabile. Per carità, un conto è essere indagati, un conto è essere condannati. Ma è altrettanto lecito dire che il suo sistema di relazioni è da brivido.
C'è innanzitutto la vicenda giudiziaria. Da tempo Cosentino è coinvolto in inchieste su camorra, rifiuti e politica. E la «bomba», per più di un azzurro che conta, starebbe per esplodere: deflagrante per il Pdl campano e non solo.
Tutto parte dalle rilevazioni dell'Espresso di un anno fa, secondo cui Cosentino sarebbe il referente politico più importante dell'Impero di Gomorra, retto dalla diarchia Schiavone-Bidognetti. Agli atti le accuse di quattro pentiti, contestate duramente dall'attuale sottosegretario, ma su cui gli inquirenti hanno lavorato negli ultimi mesi, raccogliendo prove e riscontri. Quelle più pesanti le ha rivolte Gaetano Vassallo, indicato come il «ministro dei rifiuti» del clan dei casalesi.
Ai pm Vassallo ha raccontato come Cosentino controllerebbe la società Eco-4 dei fratelli Orsi, il consorzio per la raccolta dei rifiuti infiltrato dalla camorra e gestirebbe pure la costruzione degli inceneritori, in accordo con Sandokan, il boss Francesco Schiavone attualmente in carcere, condannato a tre ergastoli per omicidio e associazione camorristica.
Della vicinanza tra Cosentino e Sandokan ha parlato anche un altro pentito, Domenico Frascogna. E soprattutto l'ha raccontata il cugino di Sandokan, Carmine Schiavone che fa risalire addirittura all'inizio degli anni ottanta i patti elettorali con i casalesi, quando Cosentino era socialdemocratico, nel senso di eletto nel Psdi. Da allora nel casertano l'attuale sottosegretario ha raccolto sempre una valanga di preferenze.
"Un quadro inquietante, al netto dell'esito delle indagini. Ma l'opportunità politica di una candidatura non cozza con il rispetto del garantismo. Le connessioni familiari di Cosentino non aiutano certo. Il fratello Giovanni è sposato con la figlia del boss, ora deceduto, Costantino Diana. Mentre un altro fratello, Mario, ha portato all'altare Mirella, la sorella di "Peppe 'u Padrino", il boss condannato all'ergastolo per associazione mafiosa e omicidio.
Non male come curriculum per diventare presidente della regione Campania.Forse però col pretesto del finto garantismo qualcuno nel Pdl ha semplicemente deciso di chiudere un occhio. E i suoi oppositori tutto sommato le barricate non le hanno fatte. Nemmeno Italo Bocchino, molto perplesso all'inizio. Poi, di fatto, ha alzato bandiera bianca. Misteri. Del resto di battaglie di principio contro i forti da quelle parti se ne fanno poche. E Cosentino è uno potentissimo.
Oltre a quelle relazioni pericolose che fanno sì che alle riunioni i suoi pavidi oppositori tacciono, il sottosegretario ha un impero economico: il gruppo di aziende che si occupa di carburante e che fa capo ai tre fratelli è una miniera d'oro.
Al limite del conflitto di interessi per uno che fa politica. Altra cosa che non fa gridare allo scandalo tra gli azzurri.
Per evitare che Mattino 5 mi insegua anche in bagno ribadisco la mia irresponsabilità sull'articolo

martedì 20 ottobre 2009

Concorso a 36 posti da dirigente al MEF - ricorso

Ricevo e pubblico dal coordinamento di Sindieconomia

Gentili colleghi molti di voi ci hanno chiesto una proroga per la firma del ricorso in oggetto, sarà possibile aderire al contenzioso fino 23 ottobre, tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 13.
Non lasciamoci sfuggire la possibilità di dire la nostra!

vi riassumiamo i motivi del contenzioso

Il bando contiene una serie di illegittimità che brevemente vi riassumiamo:
1) viene completamente disatteso il carattere di specialità che il concorso dovrebbe avere, in relazione alla valutazione dei titoli (DM 3/5/2006 e legge 248/05). Il concorso da titoli ed esami viene trasformato, di fatto, in un concorso per soli esami;
2) nell'ambito della valutazione dei titoli nessun peso è dato ai titoli professionali e di servizio; mentre viene valutato il servizio prestato da dirigente e addirittura i titoli accademici, manca completamente la valutazione del servizio prestato da C2 (F3) e da C3 (F4-F5);
3) manca la previsione di un concorso separato per coloro che possono vantare i 15 anni di servizio nella qualifica apicale della carriera direttiva che vengono sottoposti alla preselezione a quiz;
4) gli anni di servizio e le classi di lauree previste per l'accesso al concorso sono in contrasto con la normativa di riferimento;
5) la composizione della commissione d'esame è in contrasto con la normativa di riferimento.
Qualora ci fossero ulteriori motivi di ricorso vi preghiamo di segnalarceli

COORDINAMENTO SINDIECONOMIAVia XX Settembre 97 Scala B, IV piano00187 ROMA Tel. 06.47614805 – Fax 06.233208480e-mail :
sindi_economia@tin.it

domenica 18 ottobre 2009

Le primarie del PD

Un nostro collega, Andrea De Filippis, è candidato nella lista Semplicemente Democratici alle Primarie del PD per l'assemblea regionale nel collegio Roma Ostiense. Sosteniamo la sua lista per non vedere la nostra amministrazione distrutta dal ministro Brunetta.