mercoledì 31 dicembre 2008

Buon Anno


martedì 30 dicembre 2008

Ferrovie, il conto ai nostri nipoti

articolo di G.Paolucci e R.Zanotti pubblicato sulla lastampa.it del 30 dicembre 2008

Operazioni di «cosmesi contabile», costi caricati in maniera iniqua sulle generazioni future fino al 2060, una gestione finanziaria approssimativa, scelte politiche non efficienti e scelte contabili che sembrano fatte apposta per ingenerare confusione. E, da ultimo, 44 miliardi di debiti contratti dalle Ferrovie e accollati allo Stato nonostante la vecchia holding sia stata ufficialmente privatizzata almeno fin dal 1992.

Una cifra iperbolica, tanto da superare la finanziaria triennale di Tremonti, ferma a 39 miliardi. Come è stato possibile lo spiega l’ultima relazione della sezione centrale di controllo della Corte dei Conti che ha analizzato due diverse operazioni.

La prima ratificata con la legge 662, approvata il 23 dicembre del 1996 (due giorni prima di Natale). L’Erario si accollò tutti i prestiti stipulati e quelli in procinto di esserlo, alla data del 31 dicembre 1996. Risultato: 31.193.478.511 euro a carico dei cittadini.

Operazione appunto definita dai magistrati istruttori Aldo Carosi e Fabio Viola: «Cosmesi contabile al bilancio delle Fs con il fine di migliorarne indirettamente il conto economico».

La seconda è più recente: la fallimentare nascita di Ispa (Infrastrutture Spa), società costituita nel 2002 con lo scopo di finanziare l’Alta Velocità.

Ispa avrebbe contratto prestiti con banche internazionali e avrebbe prestato denaro a Rfi-Tav tramite l’emissione di proprie obbligazioni e la creazione di un patrimonio separato. I prestiti contratti da Ispa avrebbero dovuto essere restituiti grazie agli introiti ottenuti dall’Alta Velocità. Peccato - notano i giudici - che nessuno studio di fattibilità abbia mai dimostrato che la creazione di Ispa fosse più vantaggiosa nella raccolta dei prestiti. Peccato che il patrimonio separato si sia rivelato «sostanzialmente inconsistente in quanto basato su ricavi futuri stimati approssimativamente». E peccato soprattutto che Ispa, nata per non far ricadere sul bilancio statale i costi dell’Alta Velocità, avesse su quel debito la garanzia dello Stato.

Eurostat, in virtù di quella garanzia, ha imposto di far rientrare i debiti di Ispa nel bilancio dello Stato. A quel punto (nel 2005) la società è stata sciolta e incorporata nella Cassa Depositi e Prestiti. I debiti contratti sono finiti di nuovo nel calderone dell’Erario statale: altri 12.950.000.000 di euro scaricati sul pubblico.

E dire che il presidente di Ispa, l’ex ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio, nel 2003 aveva dichiarato al Senato che la società non avrebbe mai pesato sul debito pubblico.

La realtà dei fatti ha dimostrato il contrario.

C’è anche dell’altro, nell’analisi dei magistrati contabili. Ad esempio, quei «ricavi futuri stimati approssimativamente», finivano comunque per essere pagati dalle casse dello Stato. «Gravanti direttamente o indirettamente su risorse pubbliche - è scritto nella relazione - sfruttamento delle tratte da parte di gestori, in prevalenza pubblici, di trasporti ferroviari, integrazioni a piè di lista caricate direttamente dalla legge sull’Erario».

Poi, il capitolo della gestione finanziaria. Scrive ancora la Corte dei Conti: «Complesse clausole finanziarie penalizzano spesso la parte pubblica, la quale, anche a causa dell’insufficienza di un’azione conoscitiva di supporto, tende ad eseguire pedissequamente gli articolati contrattuali, senza valutare l’opportunità di azionare opzioni in essi contenute».

Come dire: i funzionari si sono limitati a pagare le rate dei prestiti senza controllare se ci fosse un modo per pagare meno.

Un esempio? I famigerati derivati.

La Corte calcola che quelli sui prestiti Ispa sono costati allo Stato, complessivamente, 126 milioni di euro in tre anni e chiede delucidazioni al Ministero.

Risposta: sì, ma il prossimo anno, forse, ne incassiamo 15.

Peccato, notano i giudici, che le previsioni precedenti si siano rivelate sballate. Ancora: perché i contratti su due prestiti, simili per caratteristiche e ammontare, sottoscritti a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro con Depfa e Morgan Stanley, hanno tassi tanto diversi, rispettivamente del 4,8% e del 5,48%? «La circostanza lascia perplessi», scrivono laconicamente i magistrati contabili, che tirano in ballo le responsabilità dei manager pubblici mai stati fatti oggetto di indagine interna e mai stati chiamati a rendere conto delle loro azioni. «Vicenda emblematica e fortemente rappresentativa», conclude la Corte. Lo terranno presente i nostri nipoti.

La relazione della Corte dei Conti è arrivata sulla mia scrivania pochi giorni prima delle ferie e finalmente qualche giornale ha pubblicato lo scandalo delle FFSS (ovviamente io non potevo per segreto d'ufficio).
Tra le righe dell'articolo c'è anche un altro problema serio ce dei derivati: nessuno conosce o relaziona sull'attività della gestione dei derivati del MEF!!




Buona Anno a tutti

martedì 23 dicembre 2008

Auguri



Arrivederci al 2009

lunedì 22 dicembre 2008

l'ipotesi di contratto collettivo nazionale di lavoro comparto scuola

E' stato firmato l'ipotesi di contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del comparto scuola per il secondo biennio economico 2008\2009.
Evidenzio per noi revisori l'articolo 4 dove vengono stabiliti i parametri per la distribuzione del Fondo dell’Istituzione scolastica:
1. Le risorse del Fondo d'Istituto (articolo 84 del CCNL) sono quantificate, a decorrere dall’1.1.2009, in 1.161,92 milioni di euro.
2. A decorrere dall’1.1.2009, i valori unitari annui al lordo degli oneri riflessi a carico dell’amministrazione, sono di seguito rideterminati:
• € 4.056,00 euro per ciascun punto di erogazione del servizio;
• € 802,00 euro per ciascun addetto individuato dai decreti interministeriali quale organico di diritto del personale docente ed educativo e del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario;
• € 857,00 euro ulteriori rispetto alla quota del precedente alinea per ciascun addetto individuato dal decreto interministeriale, quale organico di diritto del personale docente degli istituti secondari di secondo grado.
3. I valori di cui al comma 2 si applicano ai parametri individuati annualmente dal Ministero della Istruzione, dell’Università e della Ricerca nella pubblicazione della Direzione generale per gli studi e la programmazione e per i Sistemi informativi "Sedi, Alunni, Classi, Dotazioni organiche del Personale della Scuola statale – Situazione dell’organico di diritto".
4. In sede dei successivi rinnovi contrattuali sarà verificata l’esatta consistenza della variazione dei punti di erogazione del servizio e dell’organico di personale al fine di recuperare, mediante l’innalzamento dei valori unitari di cui al comma 2, le eventuali economie derivanti dalla contrazione dei parametri di cui al comma 3.

venerdì 19 dicembre 2008

giovedì 18 dicembre 2008

Perla di filosofia

Un mio collega ha finito ora una verifica presso un dipartimento e mi ha raccontato che, dopo aver evidenziato le varie problematiche e alcune criticità, il dirigente responsabile prendendolo da parte gli ha detto:
"ti parlo come a un figlio. Non puoi vedere le cose solo bianche o nere, ci sono anche quelle grigie. Quindi ti devi comportare di conseguenza se vuoi fare carriera!"
Sono vicino al collega che rimarrà sempre un funzionario ma almeno vede le cose a colori!!

Comunicato RDB

Ricevo il comunicato sindacale della RDB del MEF e pubblico

Tutto si può dire, meno che la nostra amministrazione non sia capace si sorprenderci ogni qualvolta si presenta al tavolo negoziale (e non solo).
Nella riunione che si è tenuta il 15 dicembre 2008, indetta per individuare i criteri di corresponsione delle somme della cartolarizzazione destinate alla produttività individuale, prevista dal punto 3 dell’accordo siglato il 2 ottobre 2008 (non sottoscritto solo dalle RdB/CUB MEF), l’amministrazione si è esibita in uno spettacolo, stavolta, non solo senza vergogna ma, anche, senza una linea di condotta minimamente credibile.
Ad inizio riunione, la parte pubblica ha sottoposto alle organizzazioni sindacali un testo di accordo che individua alcune tipologie di lavoratori, in servizio presso determinati uffici, non aventi diritto alle somme derivanti dall'applicazione del comma 165 dell'art. 3 della legge 350 (UCB Salute e UCR Monopoli di Stato).La necessità di siglare un accordo specifico su una materia normata e, pertanto, non soggetta a negoziazione, denota un comportamento astuto dell’amministrazione che, per tutelarsi, cerca la solita complicità concertativa prontamente ottenuta, questa volta, con la firma di CGIL, CISL, UNSA, ASSOMED e INTESA.
Evasa la prima pratica con la sua "messa agli atti", si è entrati nel merito dell’ordine del giorno, con la discussione della famigerata
proposta di remunerazione della produttività individuale, consegnata alle organizzazioni sindacali qualche giorno fa.
L’obiettivo della proposta è semplicissimo: piena discrezionalità dei dirigenti nell’individuazione della quota del 20% di personale da premiare.
Non è altrettanto semplice, invece, la struttura della proposta, caratterizzata da alchimie aritmetiche e modalità indicative di prestazioni sostanzialmente vuote e, praticamente, inapplicabili.
Dopo il solito, ripetuto ed estenuante giro di tavolo, l’amministrazione si è ritirata in "camera di consiglio" per escogitare una nuova proposta.Al rientro, è arrivato il colpo di scena.
La parte pubblica ha ritirato il precedente progetto di "
valutazione della prestazione e delle competenze organizzative", dichiarandosi disponibile a pagare, questa quota di salario, purché siano soddisfatte le seguenti condizioni: CHE IL LAVORATORE NON ABBIA SUPERATO, IN TUTTO IL 2007, 10 GIORNI DI ASSENZA (considerando presenze solo le ferie e le festività soppresse) e che ci sia il contemporaneo avvio, con le parti sociali, delle procedure per l'individuazione di criteri rigidi di produttività individuale, a partire dal 2009, da applicare su tutte le ripartizioni di fondi di salario accessorio.
Quindi, dall'intenzione di "rilevare i risultati migliori, riconoscerli e premiarli", "favorire un processo di comunicazione tra il capo e i collaboratori sulle aspettative e sugli obiettivi dell'ufficio nonché sulle aree di miglioramento individuali", certamente frutto di giorni di faticoso lavoro e di rapporti metafisici interdipartimentali, in dieci minuti, l'amministrazione è approdata all'art. 71 della legge 133/08, i famosi 10 GIORNI DI BRUNETTA !
In breve, l'intento è sempre lo stesso, comunque lo si tenti di camuffare: escludere dal pagamento quanti più lavoratori possibile.

Tralasciamo, per sintesi, il resoconto della discussione sviluppatasi, limitandoci a riferire che non si è concluso nulla se non un generico impegno a rivedersi a metà gennaio 2009.
In questo quadro desolante, la nostra delegazione è stata l’unica a parlare di lavoratori, bisogni sociali, crisi economica e salario.
Ed è stata anche l'unica organizzazione sindacale a formulare una proposta concreta e di immediata applicazione: la distribuzione, a tutto il personale, delle somme in questione; la compensazione per quei lavoratori che, grazie all'inettitudine dei dirigenti, non hanno raggiunto l'obiettivo dell'ufficio e si sono visti decurtare il salario aggiuntivo; il pagamento delle somme accantonate per l'assistenza ai portatori di handicap, le assenze per infortuni sul lavoro o per causa di servizio, i permessi e distacchi sindacali, i permessi RSU.
Insomma, più potere d'acquisto per il rilancio dei consumi.

La RdB/CUB MEF ha anche denunciato pesantemente le ipotesi classiste dell’amministrazione che, coscientemente o incoscientemente (poco importa), non ha neppure valutato l'impatto economico delle proposte presentate: infatti, se nella prima ipotesi avrebbe distribuito, dopo la sottoposizione "dell'impiegato" al giudizio discrezionale del "capo", quote di salario di tutti i lavoratori ad un paio di migliaia di colleghi, nella seconda ipotesi, i fortunati vincitori del bingo, si sarebbero ridotti al massimo a qualche centinaio, con una "vagonata" di soldi.
C’è da aggiungere, infine, che questa amministrazione non ha neppure adempiuto a quanto richiesto dalla nostra organizzazione sindacale, in merito alla consegna di una relazione tecnica relativa ai pagamenti effettuati e alle somme accantonate.
Potrei anche concordare con le critiche del sindacato ma ormai dobbiamo essere coscienti che la Pubblica Amministrazione ha la necessità di un sistema di valutazione del personale serio e meritocratico. L'urgenza della riforma deriva anche dall'esperienza delle procedure di riqualificazione e dei concorsi che hanno ampiamente fallito. La rassegnazione che serpeggia tra i colleghi ormai è grave ed un sindacato serio dovrebbe, oltre che criticare, avanzare delle proposte alternative ma con l'obiettivo di premiare la meritocrazia.
Il Governo e l'Amministrazione hanno proposto un sistema di valutazione non corretto? Critichiamolo ma contestualmente facciamo la nostra proposta perché siamo stanchi di essere tutti uguali e ugualmente detestati dall'opinione pubblica (come dargli torto?).