Per oltre 40 anni ha maneggiato i numeri, ma ieri il Ragioniere Generale dello Stato Mario Canzio e' stato costretto a misurarsi con le parole.
E lo ha fatto chiuso nel suo ufficio per replicare alle critiche che gli sono piovute addosso dopo il decreto del governo che dovrebbe pagare i debiti della Pubblica Amministrazione.
Il bombardamento sulla testa del baffuto burocrate salernitano era cominciato domenica con la reprimenda di Eugenio Scalfari che lo ha accusato di aver fatto "tutto quanto poteva per bloccare o rallentare i provvedimenti destinati alla crescita dell'economia". A questa accusa pesante come un macigno il fondatore di "Repubblica" ha aggiunto che "l'obiettivo della Ragioneria Generale è stato di mantenere ferma la politica di Tremonti, del nulla fare e nulla muovere".
Anche il "Sole 24 Ore" è sceso in campo con la penna dell'ex-direttore del giornale Guido Gentili, e a condire la polemica con cetrioli indigesti è arrivato ieri il pezzo di quel sito disgraziato di Dagospia in cui senza mezzi termini si chiedevano le dimissioni dell'uomo che alla testa di 10 Ispettori generali e di una pletora di collaboratori non è stato in grado di fornire al governo dati sicuri sui debiti della Pubblica Amministrazione.
A questo punto Canzio, che con il suo sorriso rende ancora più solare l'abbronzatura, non ci ha visto più e senza abbassarsi a polemizzare con Dagospia ha scritto una lunga lettera al giornale di Confindustria. Dopo aver ricordato che l'attività della Ragioneria "svolge un ruolo di certificazione quasi di tipo notarile", il Superagioniere ammette che la sua struttura non è infallibile, ma poi scrive più di due colonne per la difesa di questo organismo e sopratutto di se stesso.
