martedì 26 maggio 2009

Soppressione della soppressione

Ricevo dalla Rdb e pubblico

Con 135 voti a favore, 90 astenuti e nessun voto contrario il Senato ha approvato il 21 maggio 2009, la conversione in legge del decreto n. 39, recante "interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile" (il testo integrale del ddl 1534 è pubblicato sul sito web www.rdbtesoro.it).
Il provvedimento passa, ora, all'esame della Camera dei Deputati per il definitivo via libera.Il testo è stato approvato, in prima lettura, con una serie importanti novità tra le quali la SOPPRESSIONE dell'art. 12, comma 2 che prevedeva la revisione delle sedi periferiche del Ministero dell'Economia e delle Finanze sul territorio.
L'art. 12, comma 2 era stato inserito nello "speciali giochi" a sua volta incluso nel decreto Abruzzo approvato dal Consiglio dei Ministri n. 46 del 29 aprile 2009: alla stregua di un BINGO, all'interno dell'articolato "Norme di carattere fiscale in materia di giochi", era stato inserito anche la soppressione delle sedi del MEF.
Quindi, nella sala giochi, dove lo scopo è quello di annullare, a mano a mano che vengono estratti, i numeri riportati sulla cartella, questa volta è scomparso l'art. 12, comma 2.

venerdì 22 maggio 2009

Ruolo unico Mef

Finalmente è stato pubblicato il ruolo unico del MEF al primo gennaio 2009 al link
http://www.tesoro.it/documenti/open.asp?idd=21322

Il dirigente pubblico in cerca di ruolo

di Nadia Carboni su Lavoce.info
Il decreto attuativo della cosiddetta “legge Brunetta” conferma, nella versione abbozzata, le carenze e le lacune a livello normativo e attuativo in tema di dirigenza già riscontrate nel disegno di legge votato dal Senato il 25 febbraio 2009.
Una riforma capace di incidere in maniera significativa sul sistema della dirigenza pubblica necessita, a nostro avviso, di un riordino organico e coerente della disciplina, che parta in primo luogo dalla revisione dello status e delle funzioni della dirigenza, elementi del tutto trascurati dalla proposta di legge.
STATUS E FUNZIONI DELLA DIRIGENZA
Nella disciplina di riassetto della dirigenza viene riaffermato il principio, chiaramente ispirato alla filosofia del New Public Management, della comparazione ai criteri, agli standard e alle procedure del settore privato, quale benchmark per il conseguimento dell’ottimizzazione del lavoro pubblico.
Proprio nell’ambito del confronto con il privato si pone il primo vero problema, irrisolto, della riforma della dirigenza: la mancanza di una definizione corretta e rivista di “dirigente” oggi.
Alla luce di un ventennio di riforme che, in maniera più o meno riuscita, hanno avvicinato il profilo del dirigente pubblico al dirigente di azienda, è inevitabile rivedere e attualizzare i contenuti della definizione di “dirigente” sia sul piano funzionale che strutturale.
Prima di procedere con qualsiasi intento propositivo e attuativo di riforma, bisognerebbe interrogarsi sul significato di management nel settore pubblico: ad esempio, cosa significa essere manager nella pubblica amministrazione?
Di quali poteri e di quale grado di autonomia dispongono i dirigenti pubblici nella gestione delle risorse umane, nella predisposizione e nell’utilizzo delle risorse finanziarie?
La responsabilizzazione dei dirigenti che ritorna imperativa in ogni tentativo di riforma richiede di essere accompagnata da un parallelo processo di autonomizzazione della funzione dirigenziale. Se si vuole attribuire al dirigente il ruolo di cardine della manovra di miglioramento della pubblica amministrazione, va reso il più possibile autonomo nell’uso delle risorse umane e finanziarie. Allo stesso tempo, ogni azione di sistema (i monitoraggi sui costi, le operazioni di trasparenza, gli organismi centrali sulla valutazione) dovrebbe essere pensata in termini di sostegno a questo ruolo, e non di penalizzazione.
La valorizzazione di un management pubblico moderno va senza dubbio ricollegata alla possibilità di esercitare poteri gestionali e di direzione effettivi, così come al riconoscimento di una autonoma sfera di intervento.
Inoltre, la nuova legge non opera alcuna distinzione a seconda della tipologia e della qualità degli uffici assegnati e dei compiti affidati ai dirigenti, così come tale differenziazione non è riscontrabile nella normativa finora vigente.Insomma, senza una definizione precisa e puntuale di “dirigente”, qualsiasi operazione per di fissare gli obiettivi e la conseguente valutazione dei risultati rischia, a nostro parere, di restare disattesa.
LA RELAZIONE TRA POLITICA E AMMINISTRAZIONE
Strettamente legata alla precedente problematica, è la vexata quaestio della relazione tra politica e amministrazione. Nonostante il disegno di legge esprima la necessità di regolare il rapporto tra organi di governo e dirigenti apicali delle amministrazioni, di fatto il trade off tra autonomia burocratica e controllo politico non trova ancora soluzione (o meglio equilibrio).
A questo proposito andrebbe riconosciuto e affrontato il problema dell’area di fiduciarietà che, nei fatti, separa i vertici della politica da quelli dell’amministrazione.
Detto in altri termini, la disciplina della dirigenza dovrebbe distinguere tra coloro che, di nomina fiduciaria, ricoprono un ruolo di “filtro” o “intermediazione” tra la volontà politica e la cura dell’amministrazione, sull’esempio dei political appointees americani o dei directeurs de cabinet francesi, contribuendo all’attuazione dell’indirizzo politico – condizione alla base di una amministrazione responsabile (accountable) e ricettiva (responsive) nei confronti degli elettori –; e coloro che, invece, sono preposti in posizione apicale alla gestione dell’amministrazione, secondo il modello della separazione. Tale distinzione permetterebbe di chiarire inoltre il ruolo e le funzioni del personale che presiede gli uffici di gabinetto del ministro rispetto a coloro i quali ricoprono una posizione di snodo tra politica e amministrazione, come i segretari generali e i capi di dipartimento nei ministeri.
La riforma Brunetta offra nel suo complesso alcuni spunti da cui formulare proposte per un percorso di rinnovamento in grado di rilanciare il ruolo e le funzioni delle pubbliche amministrazioni.
Ma rimane la convinzione che non sia possibile alcuna riforma stabile e incisiva del settore pubblico, se non si parte da un coraggioso ripensamento della sua dirigenza.

giovedì 21 maggio 2009

Conti dormienti

E' stato pubblicato sul sito internet del ministero dell'Economia il nuovo elenco dei rapporti non movimentati per almeno dieci anni e caduti "in sonno" dal 17 agosto del 2007 alla fine dello scorso anno.
Si tratta di 35.426 rapporti (sia nominativi sia al portatore), che valgono più di 47 milioni.

martedì 19 maggio 2009

Brunetta e la valutazione dei dipendenti

Ricevo e pubblico una sintesi della comunicazione della RdB

Il Consiglio dei ministri del 15 maggio 2009 ha approvato, su proposta del Ministro Renato Brunetta, lo schema del decreto legislativo che dà attuazione alla delega contenuta nella legge n.15 del 2009 in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle Pubbliche Amministrazioni.
Il punto centrale della "rivoluzione", è
l'attribuzione selettiva degli incentivi economici e di carriera, in modo da premiare i più capaci e i meritevoli.
Nel testo approvato al Consiglio dei Ministri sono previste le nuove modalità attraverso le quali i lavoratori percepiranno il salario accessorio e potranno effettuare i passaggi di livello.
Siamo di fronte alla meritocrazia spinta all’ennesima potenza, in stretta continuità con i contenuti del Memorandum siglato da CGIL, CISL e UIL: solo il 25% dei lavoratori potrà percepire l’intero salario accessorio legato alla produttività, mentre il 50% potrà percepirne solo la metà e, il restante 25%, dovrà essere penalizzato completamente non percependo, quindi, niente.
Tutto questo sulla base della valutazione della dirigenza.
Coloro i quali si troveranno per almeno tre anni nella fascia privilegiata, quella dei “bravi”, avranno una corsia preferenziale per poter effettuare i passaggi di livello. Si mettono in stretto collegamento, quindi, salario accessorio e progressioni verticali tutto, ribadiamo, sulla base esclusiva della valutazione della dirigenza.
Non ci vuole molto sforzo di immaginazione per prevedere cosa succederà negli uffici pubblici se il testo del decreto non verrà modificato, eliminando e non attenuando, come qualche organo di stampa ipotizza, questo ennesimo attacco ai lavoratori.
Assisteremo alle notti dei lunghi coltelli tra colleghi, in una logica sperimentata del “divide et impera” che, alla faccia del lavoro di squadra tanto decantato nei sacri testi dell’organizzazione del lavoro fino a poco tempo fa, metterà l’un contro l’altro armato, creando non solo malcontento e rabbia tra i lavoratori ma, anche, inevitabili ripercussioni sulla produttività e sull’organizzazione del lavoro, tanto da far già preoccupare più di qualche amministrazione.
E’ di questo che ha bisogno la Pubblica Amministrazione per essere in grado di dare risposte sempre più adeguate all’utenza?
E nessuno si illuda di essere meritevole, senza possibilità di dubbio, di posizionarsi nella fascia degli eletti: il clientelismo e il favoritismo la faranno da padroni, così come è stato ampiamente dimostrato da “prove tecniche di trasmissione” che sono state già sperimentate in alcune Amministrazioni, anche negli anni passati.

Il testo del decreto approvato dal Consiglio dei Ministri venerdì scorso, infatti, prevede l’abrogazione delle famigerate fasce orarie previste dalla 133, unica nota positiva di un decreto che non lascia più alcun dubbio sull’intenzione di smantellare definitivamente la pubblica amministrazione e, persino, impedire lo svolgimento delle elezioni delle RSU nel Pubblico Impiego con la scusa del loro adeguamento al nuovo modello contrattuale.
Se un’operazione di questo genere dovesse passare, non solo i lavoratori, soprattutto quelli delle qualifiche più basse, si troverebbero a dover fare i conti, seriamente, con il problema della fine del mese, ma si creerebbero tutte le condizioni per far passare ulteriori operazioni di esternalizzazioni, privatizzazioni, chiusura degli uffici e mobilità coatta.
Per questo è necessario non farsi abbindolare dallo specchietto per le allodole della meritocrazia; per questo bisogna reagire immediatamente nei posti di lavoro, utilizzando tutti gli strumenti di lotta a disposizione dei lavoratori per rispedire al mittente le aberrazioni contenute nel decreto.
Solo una ferma mobilitazione dei lavoratori è in grado di respingere questo ennesimo attacco!
L'8 maggio 2009, i lavoratori del MEF hanno già dato una prima concreta risposta.

A mio parere, invece, la strada della valutazione è quella giusta.

La politica dell ministro Brunetta non mi piace e credo che le sue iniziative siano solo slogan elettorali ma condivido la necessità di introdurre la meritocrazia nella P.A. anche perché mi sono stancato di essere trattato (economicamente e ai fini della carriera) nello stesso modo di colleghi che non fanno nulla. Se sono bravo e mi impegno premiatemi se no mandatemi via!!

E' ovvio che ci saranno delle storture, soprattutto all'inizio, ma il sindacato dovrebbe vigilare e non mirare al livellamento verso il basso della qualità dei dipendenti pubblici. Vorrei proposte non proteste.

lunedì 18 maggio 2009

documento unico di regolarità aministrativa per spese di modesto importo

Una Ragioneria Territoriale ha posto un quesito circa l'obbligatorietà o meno della presentazione del documento unico di regolarità contributiva (articolo 1, comma 1176 della legge 296/2006) per pagamenti di modesto importo per i quali non si configura una procedura assimilabile alle gare d'appalto.
Il problema sorge dalla lettura del decreto del ministero del Lavoro del 24 ottobre 2007 che estendeva l'obbligo di dimostrare la regolarità delle posizioni contributive e previdenziali anche alle piccole imprese ed ai lavoratori autonomi.
L'ufficio XIV dell'IGF, investito della questione, ritiene che nei contratti di forniture e servizi stipulati con la P.A., il contraente abbia l'onere di mostrare la propria regolarità contributiva, a prescindere dall'importo della spesa e dalla circostanza che scelta sia avvenuta tramite procedura aperta, ristretta o negoziata, con o senza bando di gara.
Per quanto riguarda gli acquisti mediante ricorso al mercato elettronico, trattandosi di fornitori selezionati dalla Consip spa in regime di convenzione, l'esibizione della relativa certificazione può ritenersi superflua, dovendosi ritenere che detta Società abbia già provveduto in merito.
Fermo restando quanto sopra, l'IGF, esprime l'avviso che qualora si tratti di forniture di modesto importo, nello spirito di snellimento dell'azione amministrativa, possa essere concessa la facoltà, ai soggetti contraenti con la P.A., di produrre una dichiarazione sostitutiva ai sensi dell'art. 46, comma 1 , lett. P, del DPR n. 445/2000.
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PS: Per chi volesse una copia della nota n. 51304 del 7/05/2009 dell' ufficio XIV dell'IGF può chiedermelo inviando una mail a notiziedalmef@gmail.com

venerdì 15 maggio 2009

Congedi parentali al padre se la mamma è casalinga

Sì al riconoscimento del diritto a fruire dei congedi di paternità per il lavoratore padre anche nell'ipotesi in cui la madre svolga lavoro casalingo.
Lo ha chiarito la Direzione generale per la tutela delle condizioni di lavoro del ministero del Welfare, con la nota 12 maggio 2009 n. prot. 8494.
La nota richiama una pronuncia del Consiglio di Stato, sezione VI, del 9 settembre 2008 n. 4293, favorevole a ricomprendere nella fattispecie di “madre non lavoratrice dipendente” anche la lavoratrice casalinga.
Viene inoltre richiamato il fatto che “numerosi settori dell'ordinamento considerano la figura della casalinga come lavoratrice”.
In ultimo, si cita una pronuncia della Corte di cassazione, sezione III, del 20 ottobre 2005 n. 20324 che, nell'affrontare un danno da perdita della capacità di lavoro, ha espressamente affermato: “in numerosi ambiti ordinamentali la casalinga è considerata come lavoratrice, tale interpretazione risultando aderente alla ratio legis di garantire al lavoratore la cura del neonato in tutte le ipotesi in cui l'altro genitore sia impegnato in attività lavorative che lo distolgano dall'assolvimento di tale compito”.

da Ilsole24ore.com