giovedì 14 maggio 2009

in calo le assenze per malattia

Il Sole 24ore.com ha pubblicato un'articolo di Arturo Bianco, consulente Ancitel, relativo alla diminuzione delle assenze nella Pubblica amministrazione.
L'autore sottolinea come nel corso dell'ultimo anno vi è stata una forte diminuzione delle assenze per malattia dei dipendenti pubblici (35,9% marzo 2008- marzo 2009).
Nell'analisi si deve tener conto che:
1. il numero delle pubbliche amministrazioni che hanno fornito i dati è assai elevato;
2. il dato relativo al mese di marzo è depurato dal fatto che nel 2009 il numero dei giorni lavorativi è stato inferiore rispetto allo scorso anno;
3. gli esiti dell'indagine non comprendono i dati dei comparti Scuola, Università e Sicurezza.
Per quanto riguarda gli andamenti mensili di tale fenomeno nell'articolo viene riportato che la riduzione ha ormai raggiunto un andamento sostanzialmente consolidato e che le assenze per malattia di durata superiore a 10 giorni sono anch'esse calate, in misura assai rilevante peraltro: nel mese di marzo il calo è stato pari al 36,2% (se non si tiene conto del minore numero di giorni lavorati tale calo è del 30,1%).

Per saperne di più www.pubblicoimpiego.ilsole24ore.com

mercoledì 13 maggio 2009

Se Tremonti lasciasse?



Interessante articolo pubblicato oggi su Dagospia.com di cui riporto una sintesi.

Secondo l'autore "Papi-Silvio" sarebbe triste, terribilmente triste e incazzato.
In cima alla sua lista nera ci sarebbe il nostro Giulietto Tremonti.

In queste ore si parla con insistenza, ma senza alcuna certezza, delle intenzioni di Giulietto di dimettersi dal governo, una scelta che ha già fatto il 3 luglio 2004 quando Gianfranco Fini lo accusò di aver truccato i conti della Finanziaria e l'interim fu assunto dallo stesso Berlusconi.
La scintilla che ha fatto scoppiare l'ultima bomba è l'Abruzzo, per il quale l'ex-tributarista di Sondrio non ha ancora indicato in modo chiaro la copertura finanziaria per la ricostruzione. Secondo un'indiscrezione del quotidiano semiclandestino "Europa", lo scontro tra il premier e il ministro è stato così violento da annullare venerdì scorso l'ennesima visita ai terremotati che si difendono dal caldo e dalle pulci.
A Palazzo Chigi non ne possono più di questo predicatore triste che dopo aver profetizzato l'Apocalisse contro la quale gli sembravano ridicole le "aspirine" di Mario Draghi, ha infilato la strada di una politica barocca dove le citazioni mistiche hanno preso il sopravvento sui ragionamenti economici.
In questo percorso Giulietto è riuscito a trovare soltanto l'ammirazione di Romano Prodi (sul "Messaggero" di Calta-Casini) che a Palazzo Chigi ha creato scandalo.

Ben diverso è l'atteggiamento dei colleghi di governo che gli sono decisamente ostili e non capiscono la ragione per cui tenga bloccati nella Cassa Depositi e Prestiti i 150 miliardi che potrebbero rilanciare l'economia.
Sempre secondo l'autore c'è quanto basta per mandarlo a casa, oppure per fargli capire che intorno a lui si è creato un vuoto di consenso che dovrebbe convincerlo ad alzarsi dalla scrivania di Quintino Sella. Ieri pomeriggio le voci di dimissioni, provocate dall'ultimo scontro sull'Abruzzo.

A papi-Silvio, che dietro la silhouette di Giulietto vede la volontà della Lega di alzare il prezzo, non manca l'alternativa.

La carta più plausibile porta il nome di Corradino Passera, il banchiere che insieme a Cesarone Geronzi è entrato nei sensi sregolati di Berlusconi dopo il salvataggio dell'Alitalia.

Il capo di Banca Intesa sale con assiduità le scale di Palazzo Chigi e si dichiara disponibile a una nuova edizione del Piano Fenice per salvare la Fiat. Non è un uomo barocco e nemmeno mistico, gli piace la concretezza e non disdegna la bellezza, non predica l'assoluto e il primato della ragione, non ha le bolle rosse sul viso e non cita la Bibbia (quella la lascia al suo presidente Abramo-Bazoli).

Se Tremonti butterà la spugna è l'uomo giusto per risollevare il morale del Sultano.


Aspettiamo fiduciosi, tanto non cambierà nulla per noi!!

lunedì 11 maggio 2009

Il federalismo per Tremonti

di Maria Cecilia Guerra su lavoce.info

L’approvazione definitiva della legge delega sul federalismo è stata accolta dall’esultanza della Lega in Parlamento (“una giornata storica”). Molto più cauta la reazione della stampa: “che cosa succederà adesso?” È impossibile al momento prevederlo: i principi contenuti nella delega sono molto generali e possono dar luogo a esiti molto differenziati. Come più volte è stato sottolineato anche in questo sito,l’esame dei possibili effetti della delega manca poi di un supporto cruciale: l’analisi quantitativa delle poste in gioco.Per capire quanto la partita del federalismo sia ancora tutta da giocare, è interessante leggere la sintetica analisi proposta dalla Ruef – Relazione unificata sull’economia e la finanza pubblica alle pagine 160-162, di cui riportiamo alcuni stralci (in corsivo), con alcune sottolineature (in grassetto).

UNA PREMESSA
La Ruef premette che “Il processo di quantificazione finanziaria degli aspetti connessi all’attuazione del federalismo fiscale, in relazione al testo del disegno di legge delega (…) si presenta come un’operazione oggettivamente molto complessa e ciò anche in considerazione dell’incertezza del relativo quadro di riferimento. Ne deriva che non è possibile determinare ex ante le conseguenze finanziarie dell’intero processo, a causa dell’elevato numero di variabili che dovranno essere definite in sede di redazione dei decreti legislativi di attuazione”.
CLASSIFICAZIONE E DEFINIZIONE DELLE FUNZIONI DELLE REGIONI E DEGLI ENTI LOCALI
Un primo problema riguarda la definizione e la classificazione delle funzioni delle regioni e degli enti locali. La delega sul federalismo prevede infatti che mentre per i livelli essenziali delle prestazioni (Lep) erogate dalle regioni (e che interessano campi rilevanti quali la sanità, l’istruzione e l’assistenza) e per le funzioni fondamentali degli enti locali deve essere previsto il finanziamento integrale del fabbisogno standard, per le altre funzioni regionali e degli enti locali il finanziamento deve avvenire principalmente con entrate proprie, assistite da un fondo di perequazione che elimina solo in parte le differenze fra le capacità fiscali dei diversi territori. In altre parole, per Lep e funzioni fondamentali si cerca di assicurare, attraverso un finanziamento adeguato e una perequazione delle risorse che tiene conto delle diversità nei bisogni, una certa omogeneità di offerta sul territorio nazionale, per le altre funzioni invece gli spazi di autonomia e differenziazione sono molto più ampi.Ma la Ruef ci ricorda che:“Non risultano agevolmente individuabili le specifiche attività amministrative da ricondurre alle funzioni di competenza delle regioni e degli enti locali, né è chiaro quali attività amministrative siano da ricondurre ai livelli essenziali delle prestazioni per le regioni e quali alle funzioni fondamentali per gli enti locali”.Più in particolare, secondo la Ruef, l’individuazione dei Lep è “una scelta di definizione degli standard minimi di servizio che, oltre agli aspetti tecnici, potrà riflettere anche più ampi obiettivi di politica economica. Tale valutazione non potrà che aver luogo in sede di confronto tra i rappresentanti dei livelli istituzionali interessati all’attuazione del federalismo fiscale”.Per ora quindi se ne sa poco o nulla. La delega non detta nessun principio per la definizione di tali livelli, in quanto essi non saranno oggetto di un decreto attuativo ma dovranno essere definiti con legge dello Stato. L’unica cosa che il Mef sembra dare per acquisita è che si tratta di standard minimi: lo slittamento semantico, da livelli “essenziali” a livelli “minimi”, non può infatti essere casuale, dopo un dibattito che dura orami da un decennio sulle diverse implicazioni, in termini di riconoscimento dei diritti di cittadinanza, dell’una o dell’altra definizione.
CLASSIFICAZIONE E QUANTIFICAZIONE DEI TRASFERIMENTI ERARIALI
La delega prevede la soppressione dei trasferimenti erariali esistenti e la loro sostituzione con compartecipazioni o tributi propri. Poiché però i trasferimenti attuali servono per finanziare tipologie di spesa diverse che, come si è detto, con l’attuazione del federalismo fiscale saranno assistite da garanzie di copertura finanziaria differenziate, occorre “una puntuale identificazione delle finalità per le quali tali trasferimenti sono attualmente erogati e delle loro fonti di finanziamento. Si tratta di un’operazione che dovrà realizzarsi in un contesto caratterizzato da una serie di finanziamenti senza vincolo di destinazione o destinati ad interventi molto specifici nei singoli territori, rendendo così impegnativo ricondurre i medesimi trasferimenti ad una delle tre tipologie (Lep, non Lep e interventi speciali) previste dal disegno di legge”.
SUPERAMENTO DEL CRITERIO DELLA SPESA STORICA A FAVORE DEI COSTI STANDARD
La delega richiede che la quantificazione dei fabbisogni di spesa per i Lep e per le funzioni fondamentali avvenga con riferimento ai costi standard per la loro erogazione. Per valutare tali costi è indispensabile conoscere, quantomeno, la spesa storica per ciascuna funzione. Le informazioni finanziarie di base dovrebbero essere rilevate dai bilanci dei diversi soggetti istituzionali. A questo proposito, però, la Ruef ci ricorda che “i bilanci regionali risultano fortemente disomogenei e scarsamente confrontabili, mentre i bilanci degli enti locali sono classificati secondo uno schema omogeneo e sono oggetto di rilevazione da parte del ministero dell’Interno. Anche per questi ultimi, in ogni caso, si rileva una certa disomogeneità delle metodologie contabili adottate, per ciò che, in particolare, attiene l’applicazione della classificazione funzionale e il diversificato ricorso alle esternalizzazioni dei servizi”.
I COSTI DEI SERVIZI ESTERNALIZZATI
La delega prevede infatti che, ai fini della determinazione del fabbisogno finanziario, si tenga conto della spesa relativa a servizi esternalizzati, o svolti in forma associata, per la rilevante incidenza che tale fenomeno ha presso gli enti territoriali. “Un elemento di criticità deriva dal fatto che non sono disponibili bilanci consolidati degli enti locali e delle loro società ed aziende partecipate, per cui non risulta possibile definire con precisione il livello di spesa pubblica degli enti territoriali. Inoltre, nei casi in cui gli enti hanno esternalizzato anche le fonti di finanziamento, i bilanci sono ancor meno rappresentativi delle attività svolte a livello locale”.Insomma, come correttamente ci ricorda il Mef, la completa riscrittura della struttura della spesa e delle entrate pubbliche auspicata dalla delega sul federalismo manca ancora sia dei supporti fondamentali di conoscenza sia delle scelte politiche che ne caratterizzeranno il mix finale fra autonomia e solidarietà nazionale.


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venerdì 8 maggio 2009

La Cassa Depositi e il terremoto

Ritorniamo a parlare di lavoro.
Ieri sul sito online di Repubblica.it è stato pubblicato un interessante articolo a firma di Massimo Giannini "I trucchi del decreto abracadabra".
Nell'articolo il giornalista evidenziava come la maggior parte delle risorse stanziate dall'attuale governo siano "virtuali" e nell'elenco figurava il trasferimento agli enti locali dei mutui concessi dalla Cassa depositi e prestiti.
Infatti, il decreto legge n. 39 del 28 aprile 2009 stabilisce, tra l'altro, che i mutui concessi dalla Cassa depositi e prestiti entro il 31dicembre 2005 in base a leggi speciali che prevedono l'ammortamento a totale carico dello Stato e per i quali gli enti locali mutuatari non abbiano provveduto a richiedere il versamento neanche parziale sono revocati. Le relative risorse sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere destinate agli enti locali di cui all'articolo1 per il finanziamento di opere urgenti connesse alle attività di ricostruzione di cui al presente decreto.
Questo provvedimento è stato reso possibile grazie alla collaborazione dell'Ufficio centrale di Bilancio presso il MEF e un validissimo (strano, vero?) ispettore del S.I.Fi.P..
Infatti, l'ispettore avevamo riscontrato presso gli enti locali che a fronte di una concessione di mutuo per la costruzione di un infrastrutturail beneficiario iniziava a pagare le rate di ammortamento anche se il finanziamento non era stato incassato.
Per esempio se il Comune di Roma chiede un prestito per la costruzione della Metropolitana C nel 2009, inizia subito a pagare le rate (capitale ed interessi) per i prossimi 25 anni ma effettivamente i soldi l'incassa in base alla Situazione Avanzamento Lavori. In alcuni casi il lasso di tempo è minimo, in altri il debito viene interamente rimborsato con gli interessi senza mai aver incassato un Euro!
Impossibile? Assolutamente no.
Vittime consapevoli sono sia lo Stato che gli Enti Locali che finanziano in questo modo la Cassa Depositi e Prestiti. L'ammonatere dell' importo concesso e non erogato è alto anche se ancora non si hanno i dati ufficiali della Cassa.
Comunque le riunioni tra i dirigenti dell'UCB, l'ispettore e il dott. Mazzotta si sono susseguiti lentamente (non c'era la volontà di portare a termine un lavoro scomodo: leggi post del 17 aprile scorso) fino a quando il dramma del terremoto no ha impresso una spinta notevole all'iter e le alte sfere hanno deciso di riprendesi il minimo indispensabile!!
A questo punto non credo che le riunoni continueranno.

giovedì 7 maggio 2009

Ri..epilogo

Dopo l'ultimo post alcuni colleghi, che ovviamente ringrazio sinceramente, hanno lasciato dei commenti interessanti.
Dagli interventi si denota una pericolosa ma comprensibile sfiducia verso l'amministrazione in cui lavoriamo. Il sentimento deriva da una gestione del personale veramente scriteriata che ha avuto il suo epilogo nella bocciatura da parte del TAR della riqualificazione a C1 e alla conclusione dei due concorsi per dirigenti della RGS condotto in modo alquanto discutibile.
La colpa è di tutti: politici, classe dirigente, impiegati e cittadini, compromessi da un sistema clientelare e non meritocratico.
Evidenzio che il problema italiano fu ben descritto da Berlinguer :
-
Anzitutto molti italiani si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più.
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Come non ritrovarci qualcosa di attuale in questa dichiarazione anche in quest'ultimo concorso?

Comunque, in conclusione, vorrei solo rispondere all'anonimo delle 19.27 che non condivide, da impiegato ultraventennale, la mia "generosità" verso la nostra amministrazione.

Caro collega credo di non essermi spiegato.
Io sono deluso da questa Pubblica Amministrazione e in particolar modo della Ragioneria Generale dello Stato. In sedici anni di servizio né ho viste e sentite di tutti i colori e ogni volta che il mio dirigente mi assegna un lavoro è con grande forza d'animo che lo svolgo con impegno e diligenza.
Il concetto che volevo esprimere nel post era un altro e mi scuso di non essere stato chiaro. Infatti, la mia voleva essere solo una critica verso me stesso per la presunzione che avevo mostrato e per il fatto che mi ero illuso. Ma questo non vuol assolutamente dire che esonero la RGS in quanto ha ampiamente dimostrato, negli anni, di non saper selezionare e valutare il proprio personale.
Buon lavoro
PS: che possiamo fare per cambiare il nostro Paese?

martedì 5 maggio 2009

Epilogo concorso

E' passata quasi una settimana da quando ho appreso i risultati della prova scritta del concorso per 40 posti da dirigente alla RGS.

A 6 giorni dalla pubblicazione dei risultati posso parlarne con più distacco avendo metabolizzato la grande delusione.

Questi mesi sono stati incredibili, le voci erano centinaia ma tutte concordavano sul numero ristretto di ammessi al concorso (maggior parte interni) e le varie incomprensioni tra i membri della commissione. Non tutte si sono rilevate corrette.

In questi giorni, poi, molti colleghi e amici mi hanno manifestato la loro stima, giustificando la mia esclusione incolpando, chi la pubblica amministrazione (che non valorizza i suoi funzionari) chi l'Italia dove tutti i concorsi sono truccati.
Li ringrazio tutti ma non sono d'accordo.

Sicuramente tra i 63 ammessi una decina (forse una ventina) sono tra coloro che erano indicati tra i "raccomandati" ma gli altri, molto probabilmente, se lo sono meritato svolgendo un elaborato discreto (ne conosco due: Angelo e Cesare).

Se avessi svolto un compito migliore anch'io starei a studiare come un pazzo per il 25 maggio ma così non è stato. Magari, invece, di stare in un ufficio periferico sconosciuto ai più, mi fossi messo in gioco, che dire, all'IGOP, le cose sarebbero andate diversamente.
Forse speravo in qualche aiuto verso gli interni che poi non ci è stato, ma ormai è andata così.

Ripensandoci non potevo competere con colleghi che partecipano a concorsi in batteria o altri che hanno fatto sacrifici uscendo la sera da via XX settembre, io ho fatto altre scelte.
E' vero che la mia posizione nella preselezione (nei primi 40) mi aveva illuso ma adesso, per mia dignità vorrei evitare di fare come la volpe con l'uva.

Una cosa, però, vorrei scrivere: i concorsi attuali non garantiscono la selezione della classe dirigente.
Infatti, raccomandati a parte, la procedura non aiuta il funzionario che svolge con impegno e con bravura il proprio lavoro, che riesce a coordinare un gruppo di persone e che sa e vuole assumersi responsabilità che altri sfuggono, anzi.........

A mio parere la maggior parte dei dirigenti dovrebbe provenire dall'interno (vedi Banca d'Italia) e tra i criteri dovrebbero avere peso il curriculum, le valutazioni dei precedenti dirigenti e i corsi di aggiornamenti seguiti. Probabilmente le raccomandazioni sarebbero più facili ma alla fine l'obiettivo sarebbe che il direttore segnalasse un suo funzionario per la bravura e non per parentela e/o amicizia.
In più, trovo ridicolo che alcuni diventano idonei in concorsi in enti sconosciuti e poi tornino alla RGS come trovo incredibile effettuare la mobilità tra i dirigenti.

Infine, auguro a due colleghi che stimo e apprezzo un grandissimo in bocca al lupo perché, oltre a meritarselo, è meno doloroso essere superato da persone valide e in gamba.

Forza Cesare e Angelo.